
Per la rubrica Il salotto dell’altro mondo incontriamo Alessandro Bellasio, autore del bellissimo saggio Disappartenenza. Letteratura e ascesi, pubblicato nella primavera del 2022
Cos’è per te la letteratura?
Un campo di forze. Misteriosamente contrarie e al tempo stesso complementari alla vita. Vita potenziata forse o, come ha detto qualcuno, vita provocata. Noi non siamo mai stati né mai saremo di questo solo mondo… E se la dualità è il principio metafisico dell’universo in cui siamo apparsi (quindi anche il nostro), l’inquieta ambivalenza della letteratura (e direi dell’arte tout court) rappresenta il segreto della fascinazione che essa esercita su di noi, la sua seduzione e il suo brivido – speculare all’esistenza.
Qual è il tuo rapporto con la scrittura?
Un rapporto intermittente, fatto anche di lunghi silenzi, in attesa di una scintilla. Credo nell’ispirazione, ma coltivata giorno per giorno. Prima del labor limae, occorre essere visitati. Bisogna tenersi pronti.
Tre libri che hanno segnato il tuo percorso?
Ci sono libri che mi hanno cambiato per sempre, è vero, perché certe parole – e però solo certe parole di certi scrittori, toccati da qualcos’altro – agiscono modificando non solo la nostra visione del mondo, ma la nostra stessa fisiologia, la sostanza biologica e con essa i nostri nuclei vitali. Sono i libri che rimangono con noi per sempre, nel nostro sangue e nel nostro cuore, i libri primari, e vorrei darti almeno tre titoli di poesia e tre romanzi, se posso. Per la poesia, Une Saison en enfer, Millimetri e Cervelli (nell’ordine in cui ne sono stato trovato). I romanzi: Moby Dick, Viaggio al termine della notte, e Le particelle elementari.

Cosa rappresenta Disappartenenza. Letteratura e ascesi per te?
È il libro nel quale, dopo tanti anni di studi e di ricerche, ho cercato di restituirmi il lignaggio di un percorso, stabilendo una direzione univoca. Un momento di riflessione, autodisciplina e decisione. Ein Ja, ein Nein, ein Ziel. L’ho scritto pensando che chi lo avesse mai letto avrebbe potuto trovarsi di fronte un paesaggio composito, fatto di rimandi e connessioni fra campi apparentemente anche distanti, ma uniti sottotraccia da una concezione ben precisa dell’uomo, di quella che è la sua cifra, il retaggio della specie: la creazione artistica.
Un passaggio da Disappartenenza. Letteratura e ascesi particolarmente significativo per te?
Il finale del testo intitolato Göbekli Tepe , dove rivisitavo in chiave metafisica un luogo elettivo del processo di ominazione:
«L’intera storia del genere homo da riscrivere – a partire non dall’utensile ma dall’evento panico, non dall’aggregazione comunitaria ma dalla partecipazione cosmica, non dalla segregazione nella Umwelt ma dal brivido dell’esserci, non dalla divisione del lavoro e della morte ma dalla disappartenenza estatica, non dalla fantasmagoria retrospettiva di posticce argille contabili ma dalla scoperta sconvolgente dell’universo, parallelo e abitabile, dell’arte e del simbolo… Affinché nei millenni riecheggi la sola cosa che non ci è dato dimenticare, qualunque cosa sia o sia già stata della nostra specie: noi non siamo mai stati, non saremo mai di questo solo mondo».
Alessandro Bellasio (Milano, 1986) ha scritto i libri di poesia Nel tempo e nell’urto (2017, Pordenonelegge-LietoColle), Monade (2021, L’arcolaio), e il volume di saggi Disappartenenza. Letteratura e ascesi (2022, Fallone Editore).
Ha vinto i premi Letteratura Città di Como, Europa in Versi e Città di Fiumicino.
È incluso in antologia e rivista, tra cui Giovane poesia italiana (Fondazione Pordenonelegge, 2019, tradotta in inglese, francese, tedesco e spagnolo) Poesia, Gradiva e Atelier.
Ha preso parte al programma Rai dedicato alla poesia contemporanea Raipoesia 2022.
Si è inoltre occupato, con brevi profili critici e traduzioni, di alcuni classici dell’espressionismo (Georg Trakl, Gottfried Benn, Georg Heym).