Il salotto dell’altro mondo – Incontro con Antonio Prete

Il salotto dell'altro mondo

Per la rubrica Il salotto dell’altro mondo incontriamo Antonio Prete, poeta, saggista, critico letterario, autore insieme a Carla Saracino del volume Dal tempo qui raccolto (collana I Labirinti concentrici)

 

Cos’è per te la letteratura?

Potrei dire, semplicemente: è l’aria che respiro fin dall’adolescenza. Oppure: è la scrittura – poesia, prosa – dove i miei pensieri trovano la prima fonte, dove essi trovano nutrimento per affrontare la lettura del mondo, del suo tumulto, dei suoi enigmi. Ma sarebbero risposte che, pur veritiere, direbbero poco intorno al rapporto per dir così intimo, confidenziale e amoroso che ho avuto, e continuo ad avere per quel che diciamo letteratura.

Allora provo a rispondere accentuando la dimensione soggettiva. Per me il rapporto con la letteratura vuol dire riconoscere al libro – poesia, prosa – un ruolo fondamentale nell’affinamento dello sguardo sulla natura, e su tutte le forme viventi che diciamo natura. Vuol dire cercare l’aiuto nell’introspezione, insomma nella conoscenza di sé in relazione all’altro, agli altri. Vuol dire apprendere l’equilibrio tra fantasticheria e pensiero, tra divagazione e meditazione. E poi c’è la scrittura: la letteratura come scuola per la scrittura, per i propri esercizi di scrittura.

Una certa tradizione ermetica italiana diceva: “letteratura come vita”: intendendo la letteratura come alimento dello spirito, terra delle sfide interiori e delle scelte. Era una tradizione che da giovane allo stesso tempo riconoscevo come necessaria e osservavo nel suo limite, che era quello di rischiare la chiusura nel privilegio di una raffinata coltivazione dello spirito separata dalla lettura delle contraddizioni che agitano il vivere, soprattutto il vivere sociale. Letteratura come vita poteva essere una via che eludeva il confronto con il dolore del vivente, con la sua condizione di finitezza, con l’aspro orizzonte del suo cercare e desiderare. E tuttavia quella stretta correlazione con la vita a suo modo va salvata ed esaltata: non la letteratura come vita, ma la letteratura è vita.

 

Qual è il tuo rapporto con la scrittura?

Il piacere è dominante, certo, ma è un piacere che passa attraverso l’esercizio, la fatica, il lungo indugio sul movimento proprio della scrittura, cioè sul farsi delle frasi, sul prender forma dei silenzi tra le frasi e nelle frasi, sulla ricerca di un’armonia o anche solo di una coerenza che non sia solo del pensare ma anche della forma linguistica, delle relazioni interne tra i momenti del dire, tra le proposizioni, tra le singole parole e la loro disposizione. Si tratta di attingere, attraverso l’esercizio, e dunque la fatica, al piacere della lingua, alla percezione che tra le forme del dire e le forme del pensare c’è una reciproca intesa, se non un’intimità. Detto questo, lungo gli anni ho tentato di fare scivolare il dovere nel piacere, e di fare del piacere un compito e una sfida. Ma anche un modo per cercare me stesso e per definire i rapporti con gli altri e con il mondo.

 

Tre libri che hanno segnato il tuo percorso?

Dai quindici ai diciotto anni una grande, voluminosa antologia delle poesie di altre lingue e di ogni tempo in traduzione italiana, Orfeo. Il tesoro della lirica universale, a cura di Vincenzo Errante ed Emilio Mariano. Dalla poesia delle antiche dinastie cinesi alla poesia araba, da quella sumera a quella cristiano-medievale, dalla poesia trobadorica a quella romantica e simbolista, e così via. Un volume che ancora posseggo.  Poi le Operette morali di Leopardi, di cui curai un’edizione per Feltrinelli nel 1976 e che diede avvio ai miei studi leopardiani. Infine I Fiori del male di Baudelaire, che ho tradotto in versi italiani, tentando di tenermi stretto a un’“analogia” ritmica e metrica, e anche rimica: traduzione che ha coperto l’arco di circa vent’anni e che ha accompagnato i miei studi sul poeta.

Solo tre esempi. Ma, com’è naturale, la biblioteca intima, sia quella reale sia quella fantastica – di libri non scritti e immaginati – è molto estesa. Difficile vivere senza la sua compagnia.

 

Cosa rappresenta Dal tempo qui raccolto per te?

Anzitutto l’occasione di una corrispondenza – interiore, amicale – con Carla, con il suo domandare e cercare. Poi l’occasione di una rivisitazione di alcune stazioni del mio cammino, sempre sull’onda del domandare di Carla, in sintonia sorprendente con quel mio cercare: una specie di autobiografia intellettuale per via dialogica. Infine l’esperienza di una riflessione su alcuni nessi, che sembravano sotterranei e opachi, tra le mie ricerche, o le mie scritture, e la natura degli accadimenti culturali, civili, politici. Ma soprattutto l’esperienza di una conversazione ad alta temperatura interiore, fatta di risonanze e rispondenze che nascevano nel dialogo e si alimentavano nel dialogo.

 

 

Un passaggio da Dal tempo qui raccolto particolarmente significativo per te?

In molti passaggi m’è accaduto, sull’onda delle domande, di ripercorrere la stazioni diverse del mio cammino, le amicizie, gli incontri, quel che di profondo resiste dei modi con i quali ci sintonizziamo con l’avventurosa giostra degli accadimenti storici, amicali, culturali. Difficile, dunque, è privilegiare un passaggio a un altro. Se dovessi riproporre al lettore la parte che in qualche modo riflette il nodo della conversazione che dà origine anche al titolo, proposto da Carla e da me accettato volentieri, indicherei le paginette che comprendono la penultima domanda e risposta, quelle che riguardano il tempo, il rapporto con le figure della temporalità.

 

 

Antonio Prete, docente universitario, critico, narratore, poeta, traduttore. Ha tenuto corsi, seminari, conferenze in molte Università e Istituzioni culturali di altri Paesi, tra cui il Collège de France, Yale, Harvard University, Salamanca. Ha partecipato attivamente a molte riviste, tra le quali «aut aut» e «Il piccolo Hans». Ha fondato e diretto la rivista «il gallo silvestre» (1989-2004). Tra i suoi libri più recenti il saggio Carte d’amore (Bollati, 2022), la raccolta di poesie Tutto è sempre ora (Einaudi, 2019), Convito delle stagioni (Einaudi, 2024), l’opera narrativa Album di un’infanzia nel Salento (Bollati, 2023), il saggio prodotto con Carla Saracino Dal tempo qui raccolto (Fallone, 2024). Molti suoi scritti sono tradotti in altre lingue.

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