
Per la rubrica Il salotto dell’altro mondo incontriamo Carla Saracino, poetessa, saggista, scrittrice di narrativa per l’infanzia, autrice insieme ad Antonio Prete del volume Dal tempo qui raccolto (collana I Labirinti Concentrici)
Cos’è per te la letteratura?
La letteratura è il tempo della vera vita: ma anche l’ordine e il suo contrario. È il vissuto che resta integro e duraturo rispetto a ciò che passa; è la percezione alta, a volte bassa e impegnativa, che la vita sia una cortina da sbrecciare, oltre la quale rifarsi vivi ogni giorno, mantenendo fede a sé stessi. E poi è un’occasione di incontri straordinari: se non avessi riconosciuto la vocazione per la letteratura non avrei mai intrecciato rapporti con persone fuori dal comune, di grande acume e sensibilità, in grado di farmi esplorare mondi insospettabili al solo passo del loro pensiero. La letteratura mi ha dato più d’ogni altra cosa, più del lavoro, più della mera estemporaneità del reale, e mi ha salvato dalle ansie comuni: desideri materiali, successo, carrierismi.
Qual è il tuo rapporto con la scrittura?
Un rapporto travagliato perché non soggetto a una disciplina ferrea, la quale, forse, servirebbe. Oppure è un’illusione quella di credere che occorra pianificare sempre tutto e mettersi a tavolino, programmando i tempi e i ritmi di lavoro, perlomeno in poesia. Sono ancora in cerca di una risposta, da questo punto di vista. Ma posso affermare con convinzione che il mio rapporto con la scrittura si fa vivendo: sono le visioni e le intuizioni dell’istante a decidere per me, mentre sono immersa a esistere.
Tre libri che hanno segnato il tuo percorso?
Anzitutto le Poesie di Sandro Penna, nella versione degli Elefanti Garzanti. Il primo vero innamoramento per la poesia, a vent’anni. Un incontro di bellezza, di compassione, di comprensione. Io e lui, in dialogo nella distanza che ci separava, colmata solo dal corrispondersi tra le pagine. La prima volta in cui lo lessi, capii che la misura è la destinazione del sentire poetico, che nella elegiaca brevità del verso può avere inizio la verità. Poi, L’adolescenza dell’oblio, della poetessa greca Kikí Dimulà (Crocetti Editore), poesia in cui il pianto, in quanto espressione di un’emozione, diventa atto di remissione, donazione, destino. E infine Quasi Invisibile di Mark Strand, poeta straniante e liricissimo, che senza alcun artificio rende sostenibile, quand’anche necessaria, la morte.
Cosa rappresenta Dal tempo qui raccolto per te?
Rappresenta, in primo luogo, il rinnovarsi dell’amicizia con Antonio Prete; il ritrovarsi a distanza di anni, la prosecuzione di un dialogo iniziato ai tempi dell’università e che si era interrotto a causa dei reciproci impegni di vita. Ma significa pure molto altro, più di tutto: stare nella libertà del domandare. È così raro, oggi, sperare di rivolgersi a qualcuno con la libertà e il calore della tensione, dell’affidamento, del sapere di potersi consegnare senza il timore di essere limitati o moderati. Antonio Prete mi ha permesso di abitare le mie stesse domande, le ha accolte e le ha arricchite del suo prezioso sguardo.
Un passaggio da Dal tempo qui raccolto particolarmente significativo per te?
Mi piace soprattutto il secondo tempo del libro, costellato di domande e risposte attese, sincrone, accomunate dall’intesa sulla dimensione insostituibile della profondità. Ho molto apprezzato i passaggi in cui Antonio ha raccontato, quasi sul finire del libro, di quanto le animazioni familiari, parentali e paesane abbiano segnato in lui la via affabulante dell’incantamento sul mondo e di quanto la sua scrittura si sia poi nutrita di geografie sentimentali, incontri successivi, esperienze di studio. L’affresco sulle città della sua vita è un labirinto di sensi e significati che trascende dalle semplicistiche descrizioni e che rende il libro una sorgente di stimoli intellettuali ancora aperti.
Carla Saracino, docente, poetessa, critica, scrittrice per l’infanzia. Insegna Lettere nelle scuole secondarie. Ha pubblicato diversi libri di poesia, tra cui I milioni di luoghi (LietoColle, 2007 – Premio Saba Opera Prima) e il più recente Quest’ora dell’estate (L’arcolaio, 2022).
È stata cofondatrice della rivista digitale «Monolith», a cui ha collaborato nella sezione della saggistica letteraria.
Per l’infanzia pubblica raccolte di fiabe e albi illustrati.