
Per la rubrica Il salotto dell’altro mondo incontriamo Gianpaolo G. Mastropasqua, poeta, musicista e psichiatra, ha pubblicato nel 2018 nella collana Il Drago Verde il suo poema sinfonico Viaggio salvatico, “un palcoscenico cosmico, uno spettacolo metamorfico”, come lo stesso Giuseppe Conte, prefatore dell’opera, lo definisce; dirige la collana Il fiore del deserto
Cos’è per te la letteratura?
L’Arte della parola che supera la morte restando sempreverde in ogni tempo fino alla fine dell’uomo e del tempo. Quel mistero più umano che riacquista vita nuova ad ogni nuova lettura continuando a parlarci del suo respiro immortale, in risonanza con l’abisso dei linguaggi, per donarci altri occhi.
Non cimiteri impolverati né genocidio di alberi, ma la parola, la parola vivente.
La Poesia? Più di ogni altro requisito, accanto al talento, esige uomini liberi, anche da se stessi, e cosa più difficile che resistano per restare liberi in un tempo minore, con tutte le conseguenze che ciò comporta. Come scrive Kipling il successo e l’insuccesso sono degli impostori, o direi talvolta dei bagni pubblici. Non a caso il voyant di Charleville pare si divertisse a urinare in faccia ai potenti poeti-letterati di corte con la somma benedizione/assenso dei grandi eliotropi, quel maledetto!
La Poesia è un oltrepasso, forse un giorno ne scriverò, torturandomi un po’ con la prosa in saggio. Peccato che i normali studiosi o studenti contemporanei pare non la comprendano, figure retoriche sigillate in schemi citazionistici cimiteriali, ossessivi, arroganti e stereotipati, privi di weltanschauung e di grazia, non conoscono l’Angelo, la Musa non l’hanno mai vista, figuriamoci il Duende! Pare vegetino nei canoni dell’utile alla moda come soubrette in scatola! Non è colpa loro, sono vittime o prodotti di quest’epoca abbacinante, sono cattedre e dovrebbero essere cattedrali. Dov’è l’Amore?! Così un Autore è costretto persino a spiegare il proprio libro, fatto in sé abominevole, quando dovrebbe solo manifestarlo, semmai incarnarlo o al massimo cantarlo.
Qual è il tuo rapporto con la scrittura?
È una via per l’ignoto, un atto di risveglio e ri-evoluzione attraverso la compassione.
La scrittura mi ricorda l’esilio e il mio stato di superstite. La gravidanza di ogni opera affonda il proprio battito nella perdita originaria e nella nostalgia dell’assoluto. Alla nascita, se la scrittura assume vita propria e canta, sono colto da una gioia irriducibile simile al piacere, un piacere che si rinnova quando l’opera va per il mondo come un viandante sconosciuto o una sinfonia. I miei libri sono modelli essenziali, piccole creature d’inchiostro come odradek, e un giorno, ahimè, mi abbandoneranno. È dolente per me parlare veramente, posso solo esprimermi, come sempre, con i versi: “Scrivere è atto nudo di alberi/ albe imperlate su scrittoi spezzati/tempo che mutila mani agli angeli” (da Discendenze, di “Partita per silenzio e orchestra”).
Tre libri che hanno segnato il tuo percorso?
Dall’affettiva moltitudine: I cinque poemi di Nezami, La Transilvania liberata di Tomaso Kemeny, Il naufragio del Deutschland di Gerard Manley Hopkins.
Cosa rappresenta Viaggio salvatico per te?
La cenere di un fuoco sacro durato oltre dieci anni, o alquanto la quintessenza. È un poema sinfonico, leonardesco e dantesco, di genesi inversa rispetto alla Sinfonia Fantastica di Hector Berlioz. Salvatico in sette movimenti, sintesi sincretica e personale di sette componenti in analogia: i colori dell’arcobaleno, le fasi del giorno, le parti del corpo umano, le parti di una casa che rappresenta la ‘casa dell’essere’, le età dell’uomo, i doni dello spirito e i sette pianeti classici corrispondenti ai giorni della settimana, durata simbolica del viaggio. Giuseppe Conte nella prefazione scrive: «ci sono un preludio e una coda in cui parla un coro con voce evocante, rutilante, senza tregua, e cinque parti introdotte da pochi versi, semplici, limpidi, che l’autore indica come pronunciati da un corifeo: la struttura da tragedia, sofoclea o shakespeariana». Ecco, il Capitano Conte ha centrato magistralmente le intrinseche sfaccettature del viaggio.
Tre poesie da Viaggio salvatico particolarmente significative per te?
Direi quelle tratte da Scherzo per uomo e orchestra, in quanto sono forse le meno note e le più autobiografiche. La vita dunque pensata come un grande “scherzo”, simbolico e musicale, che Dio ci ha fatto! L’allusione alla musica delle sfere, teoria pitagorica ripresa da Platone prima, e successivamente da Boezio nel “De istitutione musica”, integrata e personalizzata con la teoria delle orchestre della musicoterapia (Madre, prima orchestra; Terra e i quattro elementi, seconda orchestra, Universo, grande orchestra). Dunque, buon viaggio!
CORIFEO:
Quando l’ignoto t’investe con la sua tenerissima
violenza, non puoi fare altro che essere
strumento e vertigine, dirigere l’orchestra
con i tuoi archi, i tuoi fiati e i suoi silenzi.
Scorpione in acquario
Nella camera del grido misurò la potenza
della perdita, l’acquisizione vocale
e sanguigna, il dolore nascituro,
la gola che capì l’ossigeno e l’immobilità
del mondo, la mancanza di rotazione
reciproca, l’assenza della danza;
solo volti animali e alieni, facce stupide,
masse o massi di buchi bianchi e il presagio
della somiglianza, dell’essere parenti
stretti, o rumore che mostrava i denti
e rubava il pollicino, adorato ossicino
ambito da cuore e fiati, nell’orchestra
materna, fiutava l’amore, la traccia
epidermica, la madornale voce.
Dopo molto lavoro e tragica luce
l’ombra covava, tra l’umido e il vapore
e addome l’abbandonò; mostrò a tutti
la nuova forza e il regalo, lo sforzo,
tutto quanto già di marcio e di umano
aveva in corpo: fu fare l’universo, farsi
a pezzi, lasciare le orbite e gli occhi appesi.
Cronache di un’infanzia
Giunse il tempo, il boato, la parola terrestre,
il dialogo con gli animali e gli oggetti,
l’alfabeto privato disse musica intraducibile
e nella stanza degli elementi, nel biondo baratro
qualcosa cedeva; ninnananna la voce del padre,
la fiaba millenaria nei timpani di ogni notte
una crepa calda nell’abbraccio appreso, perdere
il miracolo e la fonte, smarrire gli anniluce, la retta
per mimare i movimenti, il soffio antropico, seguire
le labbra, il buiocavo, la lingua, dimenticare
il respiro: i baffi di fuoco si raccontavano
da soli, muovevano i pianeti, gli occhi.
Era papà o pappa la parola geminata?
L’altra più vicina fu mamma o feci,
l’amico di legno era il prodigio dell’armadio
l’angelo che usciva dalla casa scomparsa
la culla camminava e strillava, aveva le braccia,
sette mesi scoprì la corsa, il muro duro, la testa
inventava già le favole come il baffosole al compleanno,
raccolse gli invitati, la festa, sapeva i segreti, le facce,
portato in trionfo dagli uomini si accese, esplose
la fronte nel lampadario, la febbre a quaranta
fu quasi una fine cantata, un capodanno inizio.
Capriccio italiano
Aveva i capelli quando se ne andò infantile
tre riccioli di ruggine e d’angelo in asilo
con quel diavolo di cugino concepito
per le arti marziali e le scorribande in festa
o per far piangere chi amava le bambole
quel desiderio di sposarle, spogliarle, o essere
di plastica, senza pene, un manicomio;
a pezzi il matrimonio, sganciare gambe
e braccia, rubare la merenda, l’innocenza.
Avevano lenti d’ingrandimento per portare il sole
nel prato, fionde taglienti per suore e barbe,
ma quando scorse il grembiule smarrì i pugni,
si accovacciò nel silenzio del parco, nel ferro buono,
lei salì l’acciaio per gradi, sbalzò sugli sguardi, trasvolò:
venne il lucido, il dio nascosto, il grembo che avvertiva
l’aderenza e il viaggio, la natura velata, la spinta,
varcò i futuri, le elementari vocali, le medie consonanti,
i superiori silenzi, tutto l’imperativo presente perdersi,
penetrarla, giocarla e forse un giorno scriverci
dentro, essere bambina e scivolo, null’altro.
(da “Scherzo per uomo e orchestra” del VIAGGIO SALVATICO, Ed. Fallone, 2018)
Gianpaolo G. Mastropasqua, nato a Bari, vive nella Città Bianca. Medico Psichiatra, Maestro di Musica, psicoterapeuta in formazione gestaltica, performer. Ultime pubblicazioni: Viaggio salvatico, Ologramma in La minore – Accordatura orchestrale 432 Hz, In Silenzio Maggiore – poesiaconcerto 1999-2005 che riprende con una sezione inedita i primi libri, Danze d’amore e duende (versione completa), pubblicato precedentemente in Spagna e in Romania in versione bilingue. Vincitore di vari premi nazionali e internazionali, è presente in rubriche di poesia, riviste specializzate, quotidiani, programmi radio-televisivi, in diverse antologie e blog letterari italiani ed esteri, nonché nell’Atlante della Poesia Contemporanea Ossigeno nascente dell’Università di Bologna, in VIP Voice of Italian Poets dell’Università di Torino. Ospite in diversi Festival Internazionali di Poesia, è uno dei 7 poeti del film “Il futuro in una poesia” presentato alla Mostra del Cinema di Venezia. Alcuni libri o testi sono stati tradotti in spagnolo, rumeno, catalano, tedesco, inglese, greco, turco, russo e cinese. Diversi i riconoscimenti, tra cui il The Light of Galata dell’IstanbulArts Culture and Tourism, e il Naji Naaman Literary Prize per la Creatività. In giuria in diversi premi letterari, è delegato per l’Italia del Liceo Poetico di Benidorm. Per la sua opera-libro Ologramma in La minore è stato inserito nell’Annuario Internazionale Artisti Mondadori ’22, videoesposta nei musei d’arte contemporanea di Washington, Miami, Los Angeles e New York (Biennale USA 2023/2024). Ha ideato Poesiaconcerto (“Dei 4 elementi”, “Selva onirica”, “A Sud della notte”, “Introduzione alla luce”, “Vox Dei Sud Terrae Lux”) in sodalizio con diversi artisti contemporanei, nonché il LietoColle Sud Tour e il Grand Tour Poetico che ha affiancato il Mitomodernismo, e fondato la “Casa della Poesia Meridiana – Casa del Duende”.
[foto di Dino Ignani]