Il salotto dell’altro mondo – Incontro con Mauro Germani

Il salotto dell'altro mondo

 

Per la rubrica Il salotto dell’altro mondo, incontriamo Mauro Germani, autore della raccolta di racconti Reticenze (collana La Sorgente di Satyria) e di molte altre pregevoli pubblicazioni

 

Cos’è per te la letteratura?

Credo che la letteratura sia un tentativo di risposta alle provocazioni della vita e della morte, qualcosa che ci chiama e ci interpella da un’altra dimensione di noi. Io dicevo sempre ai miei studenti che ogni opera letteraria crea un mondo, un mondo dentro il nostro mondo. Scoprire questi mondi mi ha sempre affascinato, soprattutto quando non sono innocui, ma lasciano il segno perché riescono a scuotere la nostra anima. La vera letteratura non è di massa, non è di mercato, non accontenta tutti, ma è come una ferita che a sua volta ferisce. Ritengo che chi legge non debba rimanere passivo, ma essere posto al cospetto della complessità dell’esistenza. E questo può avvenire solo grazie alla scrittura, alla sua capacità di evocare, o meglio ancora di incarnare, i dubbi, i tormenti, le domande, le paure o le speranze che si agitano in noi.

 

Qual è il tuo rapporto con la scrittura?

Io ho sempre cercato nella scrittura una tensione verso l’indicibile, nella consapevolezza che c’è sempre uno scarto tra parola ed esistenza. Questa tensione e questo scarto animano la mia scrittura, sia in ambito poetico, sia in ambito narrativo. Edmond Jabès sosteneva che dietro a ogni parola ce n’è sempre un’altra, ed è proprio verso quest’ultima a cui tende la scrittura. E vorrei aggiungere che Blanchot affermava che ogni testo, per quanto importante e interessante, è in realtà vuoto, cioè non esiste nel fondo, e che bisogna varcare un abisso, se si vuole comprenderlo.  Ecco, è nella coscienza di questa mancanza, come un segreto inaccessibile, che consiste per me il fascino, ma anche il tormento della scrittura. Per molti anni io ho privilegiato la poesia, ma oggi ritengo di non avere più l’energia per scrivere ancora versi. È giusto, a un certo punto, riconoscere anche i propri limiti e fermarsi. Adesso sono più attratto dalla narrativa, nella quale mi sembra di trovare stimoli maggiori, una creatività più aperta e libera. A dirla tutta, però, forse mi appassiona ancor di più scrivere note critiche relative ai libri che leggo, tanto che mi piacerebbe, prima o poi, raccoglierle in volume.

 

Tre libri che hanno segnato il tuo percorso?

Non è facile per me indicare solo tre libri. Limitandomi alla narrativa, direi Il processo di Kafka e Il deserto dei Tartari di Buzzati, ma in realtà l’intera opera di questi autori – talvolta superficialmente accomunati da alcuni – è stata per me fondamentale. Di Kafka mi hanno sempre interessato alcuni temi della sua opera come la colpa innominabile, l’incompiutezza dell’esistenza, l’imperscrutabilità del divino, il rapporto tormentato con la scrittura e la speranza comunque ostinata dei personaggi. In Buzzati – autore che mi pare ancora oggi sottovalutato, soprattutto per quanto concerne la sua scrittura, come ebbe modo di evidenziare Andrea Zanzotto – prevale invece l’ossessione della morte, che  in fondo è la vera protagonista della sua opera, e assume le forme insolite ed enigmatiche del fantastico e del perturbante. Come terzo libro, aggiungo Sotto il sole di Satana, primo sconvolgente e potentissimo romanzo di Bernanos, come del resto tutta la sua produzione. Lo scrittore francese – assai complesso e oggi poco letto – è stato, in una prospettiva cristiana, un indagatore del male e del buio, un autore capace con la sua prosa visionaria e realistica insieme, di rendere visibile l’invisibile, come scrisse Carlo Bo, e di dare vita a un appassionato e travagliato dialogo tra il soprannaturale e il mondo. Tre scrittori diversi di fronte al mistero dell’esistenza.

 

Cosa rappresenta Reticenze per te?

Reticenze è un libro particolare, al quale tengo molto. Non solo perché è l’ultimo e rappresenta un po’ la summa dei temi ricorrenti nella mia narrativa, ma anche perché la sua genesi si è rivelata un caso unico che non mi era mai capitato e che penso sia irripetibile. Ho scritto infatti le settanta micronarrazioni che compongono la raccolta in settanta giorni esatti, come se fossi stato posseduto da ogni storia, da quelle voci misteriose e sospese che parlano al limite dell’ignoto, in attesa di un compimento, di una rivelazione che avverrà altrove. Questo mi ha fatto pensare alla scrittura come possessione. Chi scrive, in fondo, è un posseduto, nel bene e nel male.  Le reticenze del libro, riferite a una realtà che sempre ci sfugge e che non conosciamo mai pienamente, preludono per me a una reticenza più grande che tutte le comprende: quella della morte e della verità che le appartiene.

 

 

 

Un passaggio da Reticenze particolarmente significativo per te?

Riporto la parte iniziale del racconto La stanza vuota.

In casa mia c’è una stanza completamente vuota. Ho voluto lasciarla così, priva di qualsiasi arredo. Le pareti sono verniciate di bianco e il pavimento è rivestito di piastrelle di ceramica di colore grigio. Un’ampia finestra si affaccia sul cortile interno del palazzo. È dunque un locale piuttosto silenzioso, appartato, ma anche luminoso, specialmente il mattino. A dir la verità, è la stanza del mio appartamento che preferisco: uno spazio intatto, pulito, senza neanche una sedia. Quando viene qualcuno a trovarmi, tengo la porta accuratamente chiusa. Preferisco che la sua atmosfera non venga contaminata da sguardi inopportuni, né tantomeno da voci sguaiate o da domande indiscrete. È evidente che ciò violerebbe in qualche modo il suo segreto, che poi è anche il mio.

 

 

Mauro Germani (Milano, 1954) nel 1988 ha fondato la rivista “margo”, che ha diretto fino al 1992. Ha pubblicato poesia e narrativa e si è occupato di numerosi autori classici e contemporanei. In ambito critico ha curato il volume L’attesa e l’ignoto. L’opera multiforme di Dino Buzzati (L’arcolaio, 2012). Nel 2013 ha pubblicato Giorgio Gaber. Il teatro del pensiero (Zona) e nel 2014 Margini della parola. Note di lettura su autori classici e contemporanei (La Vita Felice). Gran parte della sua produzione poetica è ora contenuta in Prima del sempre. Antologia poetica 1995-2022 (puntoacapo, 2024), volume primo classificato al  XXX Premio Nazionale “Tra Secchia e Panaro” 2024, e secondo classificato al Premio “Angelo Manuali” 2024. In ambito narrativo ha pubblicato: Storie di un’altra storia (Calibano, 2022), Tra tempo e tempo (Readaction, 2022) e Reticenze (Fallone, 2024). Gestisce il blog “in-certi confini”.

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