Il salotto dell’altro mondo – Incontro con Giulia Catricalà

Il salotto dell'altro mondoPer la rubrica Il salotto dell’altro mondo incontriamo Giulia Catricalà, giornalista e scrittrice, autrice per noi dei volumi poetici La rosa sbagliata (con prefazione di Mario Fresa, collana Il fiore del deserto, Ottobre 2023) e Reboot del sentire (collana Il Leone Alato, Luglio 2025)

 

Cos’è per te la letteratura?

Tante cose, e forse nessuna davvero definitiva. La letteratura è anzitutto una metamorfosi imperfetta: la promessa di trasformazione, infatti, si scontra con il processo di intensificazione dell’Io che avviene proprio mentre leggiamo.

Come in “Film” di Samuel Beckett, la maratona del sé non libera, ma stringe e incalza.  Il pedinamento inscenato nel corto culmina nell’agnizione finale: sottrarsi al proprio sguardo è impossibile.

Eppure, da bambina, una di quelle volte in cui seguivo con il fiato sospeso l’uscita di Harry Potter al cinema, vidi la pozione Polisucco e pensai: “Anche i libri fanno questo. Permettono di cambiare sembianze, vite, punti di vista”.

Oggi apprendo che non è tanto la promessa di trasformazione a definire il mio rapporto con la letteratura, quanto il limite stesso della trasformabilità: è in questo scarto che può avvenire la conoscenza di noi stessi e degli altri.

Anche la conoscenza dell’altro, però, è un artificio: la plasticità del mezzo letterario ci ricorda che ogni identità rappresenta una forma in perpetua trattativa, un profilo che si lascia intuire solo mentre muta.

 

Qual è il tuo rapporto con la scrittura?

Il mio rapporto con la scrittura è sensibilmente cambiato. Se un tempo mi appariva come un rifugio, ora è più simile a un caleidoscopio: un luogo in cui il pensiero si riflette, si moltiplica e balena tra me e gli altri. Scrivere è soprattutto un grande divertimento, una pratica di libertà e fantasia. Oggi vivo la poesia come confronto, dibattito e socialità.

 

 

Tre libri che hanno segnato il tuo percorso?

L’isola di Arturo, per la ferocia con cui ci strappa dal mondo idilliaco dell’infanzia.

Il rumore di una chiocciola che mangia, per la delicatezza e la genialità con cui racconta l’universo parallelo della malattia.

Tutte le poesie di Paul Celan, per l’oscurità e la difficile corrispondenza tra segno e senso.

 

Cosa rappresentano La rosa sbagliata e Reboot del sentire per te?

La rosa sbagliata ha suggellato un periodo di lutto e dolore: un dolore non solo psicologico, ma soprattutto fisico. I miei sintomi sono stati ignorati per anni dai medici, e la poesia si è fatta contrappunto alle aberranti umiliazioni subite in ambito sanitario. Scrivere versi significava legittimare e autenticare il mio sentire: se quella raccolta esisteva, esisteva anche il mio vissuto, e volevo che chi mi era vicino ne fosse consapevole.

Quando ho ricevuto la diagnosi, e la mia condizione è migliorata grazie a terapie adeguate, mi sono divertita con Reboot del sentire. Ho giocato con prestiti e neologismi, ho immaginato un futuro distopico, mi sono avventurata nella nuova koinè tecnologica. Reboot del sentire celebra un “riavvio”.

 

 

 

 

Tre poesie da La rosa sbagliata e Reboot del sentire particolarmente significative per te?

Reboot del sentireDue sono sicuramente molto significative:

“Assolo”, che invita a rompere la metrica del dolore, e “Quando avrai la mia età”, ispirato ai miei nipoti. Nutro una sincera curiosità verso il futuro e le possibili evoluzioni della “manutenzione” del sentire.

 

 

 

 

 

 

 

 

Giulia Catricalà è nata a Roma nel 1990. Ha studiato Lettere Moderne alla Sapienza e ha conseguito un Master in Giornalismo alla Luiss.

I suoi versi sono stati pubblicati su riviste di rilevo e tradotti in altre lingue.

Cura una rubrica per Il Tempo e collabora con giornali e magazine.

Ha esordito nel 2023 con La rosa sbagliata (Fallone, prefazione di Mario Fresa).

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