Il salotto dell’altro mondo – Incontro con Mario Fresa

Il salotto dell'altro mondo

Per la rubrica Il salotto dell’altro mondo incontriamo Mario Fresa, poeta, francesista, critico letterario e consulente editoriale, che con noi ha pubblicato il suo primo romanzo, Eliodoro (collana Gli Specchi Mercuriali, 2022), contemporaneamente postmoderno e antimoderno, capace di riassumere la putrefazione del linguaggio e la necessità dello stesso di erigersi a totem significativo

 

Che cos’è per te la letteratura?

Dovrebbe svolgere una funzione dura, non derogatoria né semplificatoria, ma invece crudelmente piantagrane, leticosa, antinomica, sempre capace di spingere chi legge a chiedersi: che cos’è, infine, il linguaggio? E anche, soprattutto: possono le nostre parole assumere un rinnovato valore transeunte? Scrivere (sul serio, però: dunque spezzando, sprezzando: aprendo botole scomode, o portelli rimossi o pericolosi) andrebbe inteso come il giuoco sottile, e sanamente disturbante, e spaesante, di chi durante una festa si diverta a mettere in continuo imbarazzo gli ospiti della propria casa.

La letteratura dovrebbe sempre, insomma, rivelarsi come una scossa e un’interdizione dei valori costituiti dalla mota della piccola, umana lingua sociale, comunitaria, borghese (lingua volgare di scambi e di compromessi, di ipocrisie e di occultamenti di ciò che davvero, violentemente, siamo o vogliamo); sicché la lingua d’arte – termine che preferisco, invero, a “letteratura”: parola, per me, gravata troppo da un’eco muffosamente salottiera, evasiva e distrattiva – dovrebbe, finalmente, rappresentare il segno di una violazione (e di una demistificazione) delle illusioni tranquillanti di colui che Nietzsche definisce Collectiv-Individuum (quello, per intenderci, che si lamenta schiavisticamente del proprio lavoro o del proprio salario: o del governo che lui stesso ha votato: e che urla di gioia, poverello, quando vede un tizio in mutande che tira un pallone dentro una rete). È necessario comprendere che l’arte e il giuoco alto dell’intelletto vivono di gerarchie e non di democrazia; essi non vogliono, né debbono accogliere o proiettare il riverbero volgare del sentimento, o il suo psicologismo patetico; ma pretendono sibbene, senza nessuna sosta, la concentrazione e il rigore (e una volontà estrema, belligerante e critica, distruggitrice e rifondatrice, che non tema nemmeno il pericolo, magari, di un’autodistruzione…): e dividono gli uomini, implacabilmente, in esseri forastici, differenziati e anti-collettivi e in individui semplicemente banausici e gregari.

Qual è il tuo rapporto con la scrittura?

Non riesce a interessarmi, nella scrittura d’arte, la psicologia privata. Né, in generale, accetto l’indignitoso impulso al confessionalismo o l’importuna ostensione delle fisime del proprio miserabile (e del tutto inessenziale) “vissuto”, o delle personali nevrosi. Non mi piacciono – nella vita e nell’arte – gli zuccheri smoderati, l’impudicizia pacchiana di chi si “apre”, il romantico-intimistico, le sceneggiate napoletane, l’ipocrisia cristiana della “fratellanza”, dei “buoni sentimenti” e del “buon cuore” dei pinzòcheri e dei farisei. La scrittura non può essere vista come un volgare sfogo, o come una melodrammatica autoanalisi redentiva. Ha da muoversi, al contrario, con la forza di uno sguardo totale, sia assoluto sia dissolutorio, e non mai particolare; uno sguardo, cioè, potentemente deflagrante e privo di intorpidenti, risarcitorie scappatoie o palingenesi liberatorie: ché la parola della lingua d’arte (ricuso, ancora una volta, l’uso di termini come “letteratura” o, peggio, “poesia”, che tànfano di cultura evasiva, domenicale, piccolo-borghese) deve, finalmente, evitare sconti a chicchessia (soprattutto a sé stessi), ponendosi – nei confronti del lettore –  come un inaudito, sarcastico Giudizio Universale grazie al quale dobbiamo solo ricordare a noi stessi, con una forte e lunga risata distanziante, che prima o dopo si finisce tutti sotterra, noi, tornando dal nulla al nulla, senza riscatto e senza alcun premio di buonuscita (il conto finale dell’esistenza, lo sappiamo!, è sempre e comunque in perdita: la vita «è un affare che non copre le spese», siccome ci ricorda il grande Anacleto Verrecchia, illuminato studioso di Schopenhauer).

 

Tre libri che hanno segnato il tuo percorso?

Facciamo quattro. Intanto, felicemente letto a diciotto anni esatti, ossia quando mi liberai del soporifero Liceo classico che frequentavo, l’imprescindibile Der Antichrist nicciano; poi, tre anni dopo, il De consolatione philosophiæ di Anicio Manlio Torquato Severino Boezio; quindi, il dialogo De providentia di Lucio Anneo Seneca; e infine – riletti, con una feroce gioia, quasi ogni anno! – i magnifici Aphorismen zur Lebensweisheitnel (sezione ospitata nel primo tomo degli schopenhaueriani Parerga und Paralipomena). Come si vede, nessun titolo letterario o poetico

Cosa rappresenta Eliodoro per te?

Nelle sue perfide intenzioni, esso è un’arma e una cura mitridatica (per contrastare e disciogliere i veleni, appunto “letterari”, ossia romantici, del dolciastro e del sublime); e, anche, un ostinato palanchino, atto all’effrazione dei serramenti e delle paratie dei generi e delle forme (il proposito iniziale era quello di scrivere un testo minotaurico, sospeso tra il saggio, la biografia fantasticamente ridisegnata di un grande pianista bresciano e la narrazione in prosapoesia): e, dunque, per questo, Eliòdoro è un arciconvinto elogio del concetto di alterità. L’opera esprime una linea combattiva precisa: fluidità polifonica, fortemente onirico-irreale, contra naturalismo basso, bovaristico, patetico/auto-biografico; costante scoronizzazione rovesciante-parodizzante contra elevatezza rettorica dei sentimenti, della logica, e dello stesso concetto di autorialità di colui che scrive (il fitto citazionismo allusivo fa diventare lo stesso testo una sorta di lavoro corale, un mosaico metafonico segnato, o attraversato, da molte voci remote e da più fonti: non solo propriamente letterarie, queste ultime, ma soprattutto musicali, pittoriche, storiche, psicanalitiche…). Ed è infine, questo romanzo-poemario, l’espressione di un disappunto (felicemente dissimile, sgambettante, demònico) nei confronti dei convenzionalismi (tutti: ideologici o formali) del mondo, della sua morale posticcia e dei suoi finti equilibri.

 

Un passaggio da Eliodoro particolarmente significativo per te?

Voglio citare le battute finali dell’ultimo capitolo. È un poemetto che allude a una riscrittura lontanamente evocativa (e sempre altra: ossia ingannevole, tetrallegra, dulcamariana) dell’estasi-morte amorosa di Isolde…

 

*

Prese la rincorsa; ripensò a Leibniz:

“È così che le idee e le verità sono innate

in noi: come inclinazioni o disposizioni

o consuetudini o virtualità del tutto naturali

e non già come azioni; benché tali virtualità

siano sempre accompagnate da qualche

azione corrispondente, che spesso si rivela insensibile…”

 

Ma Eliodoro non era d’accordo.

Così, per sempre, si addormentò.

 

I pochi amici convenuti rimasero

a guardarsi un poco a lungo,

con certe facce da apostoli o da cupi

tiradritti; stavano lì in silenzio,

ciascuno quasi pronto

 

a una finale confessione…

 

Mario Fresa (è nato martedì 10 luglio 1973), poeta, francesista, critico letterario, consulente editoriale, ha collaborato a riviste italiane e internazionali come «Paragone», «il verri», «Nuovi Argomenti», «Caffè Michelangiolo», «Recours au Poème», «Almanacco dello Specchio», «La Revue des Archers», «Jeudi des mots», «Poesia», «Nazione Indiana» e altre. È membro del Comitato di redazione della rivista statunitense «Gradiva», del periodico di cultura letteraria «La clessidra» e del semestrale di civiltà poetiche «Smerilliana», su cui tiene la rubrica saggistica Alba pratalia. Tra i suoi ultimi lavori: Svenimenti a distanza (poesie, Il Melangolo, 2018); Bestia divina (poesie, La scuola di Pitagora, 2020); Eliodoro (romanzo, Fallone editore, 2022); Il mantello di Goya (poesie, Einaudi, 2023).

GDPR - Utilizziamo Google Analytics

Conferma, se accetti di essere monitorato da Google Analytics. Se non accetti il monitoraggio, puoi comunque continuare a visitare il nostro sito web senza che alcun dato venga inviato a Google Analytics. Leggi la nostra Privacy Policy

On this website we use first or third-party tools that store small files (<i>cookie</i>) on your device. Cookies are normally used to allow the site to run properly (<i>technical cookies</i>), to generate navigation usage reports (<i>statistics cookies</i>) and to suitable advertise our services/products (<i>profiling cookies</i>). We can directly use technical cookies, but <u>you have the right to choose whether or not to enable statistical and profiling cookies</u>. <b>Enabling these cookies, you help us to offer you a better experience</b>.