
Per la rubrica Il salotto dell’altro mondo incontriamo Giancarlo Busso, che ha esordito con noi nel settembre del 2025 con Campagne, una raccolta di prose poetiche e poesie, con la prefazione di Marco Giovenale. Giancarlo Busso descrive un perimetro del sentire con una lingua nitida e riconoscibile, racchiudendo assieme le categorie del poetico, politico e geografico
Cos’è per te la letteratura?
Difficile dire cosa sia la letteratura per me. A costo di essere banale, trovo affascinante il rapporto con il linguaggio, la possibilità di usarlo in modo creativo. Ottenere significato attraverso la forma, oltre che con il contenuto.
Qual è il tuo rapporto con la scrittura?
Come dicevo il mio rapporto con la scrittura passa per il linguaggio, altrimenti non scriverei prosa poetica e poesia. Le nostre storie, le storie di tutti noi, sono già state narrate e scritte milioni di volte nel susseguirsi copioso delle generazioni, non penso ci sia particolare interesse in questo, tranne forse in rarissime eccezioni. Penso che tutto dipenda da come si raccontano, da come condividiamo il nostro sentire.
Tre libri che hanno segnato il tuo percorso?
Te ne cito alcuni, perché leggere poesia è fondamentale per poterla scrivere: Umana Gloria e Materiali di un’identità di Mario Benedetti, I costruttori di Vulcani di Carlo Bordini, Anacronismo di Christophe Tarkos e infine gli autori dell’antologia Prosa in prosa. Queste sono state, e rimangono, delle letture per me imprescindibili.
Cosa rappresenta Campagne per te?
È il mio esordio, farlo alla mia età è legato alle vicissitudini della mia vita.
Campagne per me è una sorta di iper-luogo, come vengono definiti da Michel Lussault certi contesti urbani, e al contempo la sua irrimediabile perdita. È noto, infatti, che l’umanità a livello globale si sta spostando sempre di più nei centri abitati dalle campagne, così come per il nostro paese è accaduto nei decenni passati, ma questo abbandono di una terra iper-sfruttata e contaminata, continua ad essere territorio di lotta tra la natura che ci sostiene e l’essere umano, una zona di confine segnata dai cambiamenti climatici. Campagne è un complesso intreccio di allegorico e scrittura espressionista, per poi per sottrazione, diventare rimpianto fino a quell’arto fantasma, descritto con grande acutezza da Marco Giovenale nella sua prefazione, ovvero il non avere più un luogo fisico e interiore dove fare ritorno. Infine rifacendomi ancora alla prefazione di Giovenale, quando segnala l’interruzione dei flussi vitali del linguaggio o più semplicemente del loro produrre o condurre a un senso, che per me è l’impossibilità di andare oltre al già detto lasciando spazio al sentire del lettore, approdo alla sezione Contrade, dove assumo una dimensione espressiva più intima e lirica e auspico, a modo mio, quell’urgenza inquieta di ricerca di un nuovo significato dello stare al mondo, sia come individuo che come specie.
Tre poesie da Campagne particolarmente significative per te?
Direi che preferisco non averle. Sono invece molto curioso delle scelte e delle motivazioni del lettore.

Giancarlo Busso vive e lavora in provincia di Torino. Negli ultimi anni alcuni suoi testi sono apparsi su Nazione Indiana e Slowforward.net e sono stati selezionati con menzioni di merito al Premio Lorenzo Montano e al Premio Internazionale Europa in Versi. Campagne è la sua Opera Prima.