
Per la rubrica Il salotto dell’altro mondo, incontriamo Gennaro Pollaro, che ha esordito nel 2025 con Café Panthéon, una raccolta di racconti a sfondo surrealista che esplora l’immobilità contemporanea e la credenza fideista in divinità effimere: i protagonisti, intrappolati in mondi distorti, vivono l’illusione del progresso e del futuro, mentre cercano risposte in una realtà che si sfalda
Cos’è per te la letteratura?
La letteratura è un senso aggiuntivo (il sesto) col quale osservo il mondo.
Qual è il tuo rapporto con la scrittura?
Provo piacere nello scrivere, dolore nel rileggermi, e, di tanto in tanto, queste sensazioni si scambiano di posto, senza mai equilibrarsi.
Tre libri che hanno segnato il tuo percorso?
Delitto e Castigo di Dostoevskij – L’Aleph di Borges – La vie devant soi di Romain Gary
Cosa rappresenta Café Panthéon per te?

Café Panthéon è il mio esordio letterario. Da adesso esisto per qualcun altro oltre che per me stesso.
Un passaggio da Café Panthéon particolarmente significativo per te?
Ce ne sono tanti. Uno che mi provoca spesso emozione è la chiusura del racconto 4, di Obelius:
«Sei stato tu a costruire Obelius, e questo lo puoi verificare facilmente. Ci hai messo tutta la vita e non ti accorgi che sei in un labirinto?». Sento di bruciare perché dentro di me lo sapevo. Non conosco altri luoghi, né esperienze: come sarei potuto uscirne? Mentre provo a rimbalzare, vedo le pareti sulle quali si riflette il verbo. Si fondono come ghiaccio, come vetro. Il ghiaccio e il vetro si intersecano formando un materiale senza nome, brumoso, che sfocia nel nulla e dal nulla si arricchisce fino a scomparire. Le mie travi, adesso, sono pianeti allineati male. I pilastri sono costellazioni troppo distanti dai sogni.
Gennaro Pollaro nasce a Napoli nel 1992. Dopo la laurea in ingegneria civile, si trasferisce a Parigi, dove anima atelier di scrittura per un’associazione culturale. Café Panthéon è il suo esordio narrativo.