La radura dei libri secondo Pasquale Lucio Losavio
di Antonio Devicienti. Via Lepsius

Dice molto bene Carla Saracino: «Scrivere un’autobiografia in versi è possibile, se il respiro della narrazione lirica arriva a risuonare oltre le parole; se dopo il racconto di sé qualcosa di indeterminato continua ad agire, fino a prendere il sopravvento di una condivisione» – p. 13, dalla Prefazione a Pasquale Lucio Losavio Della vita anteriore(Fallone Edtore, Taranto 2025).
Losavio si assume in toto il rischio dell’autoreferenzialità, della nostalgia sentimentalistica, del diarismo asfittico e del narcisismo non cadendo mai in nessuna di queste trappole per due motivi ben precisi: indubbia padronanza dello stile espressivo e lucida distanza dalla materia trattata pur non scivolando mai, dall’altro lato, nella freddezza né nell’astrazione o nel calligrafismo.
Losavio non è affatto poeta alle prime armi e possiede vasta e solida conoscenza di quello che si va scrivendo negli ultimi decenni in poesia – la “vita anteriore” assume così l’aspetto di una sfida che vuole provarsi a dire di un’intera generazione a partire dalla storia di un singolo praticando una salutare, cordiale autoironia (ironia e autoironia che, sia ben sottolineato, appartengono a un modo estremamente aggiornato ed efficace di scrivere in poesia):
Degli occhiali seri ma moderni dissi all'ottico ma non avevo in mente quelli che comprai mi davano l'aspetto di un medico quelli della pubblicità dei dentifrici con il camice candido gli occhiali non mi servono tanto per vedere quanto per accompagnare i miei discorsi in pubblico con il gesto teatale di toglierli e rimetterli con il movimento coordinato del braccio e della testa lei vuole fare il professore di filosofia e non apre bocca disse l'assistente di storia moderna la Grande paura e gli Annales mi rimanevano taciuti nell'inciampo della memoria. (p. 23)
– e la prima strofa del testo incipitario del libro recita, non a caso: «Non escludere mai la caduta / e le conseguenti risate / come il protofilosofo non sarai compreso / e la serva ti deriderà / perché hai la testa fra le nuvole» (p. 21) preannunciando da subito, tra l’altro, i molti riferimenti alla filosofia e ai filosofi che innervano il libro dedicato, anche questo non vada trascurato, «Alle mie ragazze e ai miei ragazzi… / La Bellezza delle loro anime / è il riscatto della mia vita». Filosofia e insegnamento, autoconoscenza e conoscenza del mondo, memoria e attenzione al presente si articolano intrecciandosi e richiamandosi a vicenda nell’intero lavoro. E si rifletta, anche, sulla scelta da parte di Losavio di scrivere in versi, di dare cioè al suo percorso di pensiero ed emozionale una cadenza di ritmo e di forte concentrazione concettuale (pur con momenti distesamente narrativi), scegliendo sì il verso libero, ma imprimendo a ogni testo un andamento di raccolta meditazione, intessendo una sorta di partitura scandita da una punteggiatura assai parca (spesso volutamente latitante) e affidata quindi al cambio del verso e al salto strofico.
Attraversando Della vita anteriore s’impongono subito le figure femminili sempre appena accennate o alluse, ma luminose nel loro essere bellezza per la quale l’io lirico si strugge, ma che non osa nemmeno sfiorare per eccesso di timidezza e d’insicurezza, carnali angeli che rappresentano la vita stessa, amata desiderata ma della quale non ci si sente mai all’altezza:
La causa del sintomo risale all'adolescenza quando il desiderio era negato nell'immagine allo specchio che riflettevo. Non bastavano i libri che avidamente leggevo a colmare il niente e la nostalgia. Tu eri in quarta ginnasio e mi aspettavi poggiata alla porta del bagno. Non ti seppi parlare poiché parlare era inutile. (p. 35)
Altrove si legge:
Perché il gesto non tiene dietro al desiderio? Sono dietro di te e guardo la tua nuca la mano discosta i capelli e chini il capo solo un bacio per chiudere la scena. Quel bacio non te l'ho dato mai ma se penso alle cose perdute sento una sensazione strana di tenerezza. (p. 74)
e poco oltre:
L'amore del signor Swann segue le vie dell'estetica, della musica così si presentano le mie indecisioni quelle pratiche amorose così distratte e inconcludenti. Quando leggo la mente vaga dal rigo, dalla parola si insinua la consapevolezza di me della mia esperienza, della mancanza. Come sono stati evanescenti e distruttivi i miei amori così pittorici e ideali l'epochè aerea della bellezza la distanza del fiato. (p. 79)
Della vita anteriore è libro popolato da molte figure (importantissime quelle dei genitori e del fratello) – gli amici, la maestra delle elementari, un professore delle medie:
Come diventai comunista? Ebbene, frequentavo la prima media e in classe entrò un giovane professore di italiano ci affascinò col suo modo teatrale di parlarci lui recitava le spiegazioni ci recitava Cielo D'Alcamo con le sue implicazioni sessuali e Rafael Alberti in spagnolo El angel ceniciento un giorno ci parlò della schiavitù antica e di Spartacus a me la schiavitù sembrava un male minore davanti alla morte sicura ma ci convinse che Spartacus aveva diritto alla libertà come tutti gli uomini e diritto a ribellarsi e liberarsi da allora decisi di chiamarmi Spartacus e di diventare come il mio professore un comunista. (p. 41)
e il motivo dell’impegno politico riaffiora spesso nelle pagine del libro: «costruivo una coscienza / libera e profonda / come gli abissi del mare» p. 36, «La dialettica si ferma al negativo / se il padrone non lo riconosci / e il servo dischiude le mani / per agitarle nel vuoto / o chiuderle nel pugno / della lotta mortale» p. 92, «[…] noi siamo in piedi / ritti nel giorno di festa / e sfiliamo mischiati di tutte le idee / pronti a seguire il canto e la bandiera» p. 108. Tale Leitmotiv non è da disgiungere dalla ricorrente nominazione di filosofi (Lacan Deleuze, Cioran, Kuhn – «Devo tagliarmi le unghie / il tagliaunghie è sulla libreria / vicino al libro di Kuhn / “La struttura delle rivoluzioni scientifiche”» p. 27, tanto per ribadire l’equilibrio sottile tra ironia e riflessione sul mondo), nominazione che esplicitamente dice quanto l’autobiografia di Losavio lo sia anche del formarsi del pensiero, del suo maturare, inscindibile sinolo tra vita (i giochi infantili, il calcio, il servizio militare, le stazioni ferroviarie in cui attendere un treno…) e formazione culturale – e libri: «Aprirai lo sguardo alla radura dei libri / finalmente sgombro dal peso?» (p. 86) mi appare quale bellissima definizione-domanda circa l’atteggiamento di Losavio nei confronti della propria storia personale e di quella collettiva non senza coscienza piena della contraddizione, dell’aporia irrisolvibile ch’è la vita stessa:
Un libro che avveleni il lettore e si autodistrugga sfuggendo la prova un inchiostro suicida corrode le sillabe ad una ad una divorando la carta il sogno di Borges, di Eco, di Cioran la fine delle biblioteche la fine dell'impero del Verbo salva la memoria dal fuoco di ogni foglio che si è letto rimane l'impossibilità, l'inutilità di volgere in saggezza la contraddizione. (p. 26)

Dalle mancanze, dai fallimenti, dalle incertezze del vivere si lascia necessariamente avviluppare anche la poesia, così come dalle cose amate e desiderate:
Come entrare nella poesia mi muovo nella comprensione e mi intrattengo nei segni e dico parole come caustico e mellifluo e le cose amo che mi sembra strano il dolore alla mano ogni volta che sbatto il pugno contro il muro. (p. 62)
«Non più di due riesco a leggerne / delle poesie della Rosselli / il linguaggio le parole / mi sgomentano / come mi girasse la testa forte / la testa nel ghiaccio / l’acciaio del killer» (p. 90) – “Come entrare nella poesia” è sempre un interrogativo dall’ardua risposta, rischio e sfida che sgomentano (non è solo la poesia “della Rosselli” a sgomentare, benché sia chiaro che Losavio, con encomiabile modestia, guarda, ammirato, ai maestri della poesia). E a ben bilanciare il libro i non pochi testi dedicati all’attività onirica (l’intera corposa terza sezione si chiama non a caso Falansterio onirico) fanno entrare chi legge nell’inconscio e nel subconscio, regioni fondamentali della personalità, determinanti per il pensiero stesso:
Spesso sogno di ordinare le cose di rimetterle a posto come nella cassettiera di Leibnitz tutto è catalogato è il rigo sul quaderno che istruisce la mente al bimbo delle elementari Curvo sulla panca osservo il binario che arrivi il treno per Bari nella desolata domenica il vento spazza la stazione con l'aria densa di polvere e insetti. (p. 72)
Mi piace affermare che Della vita anteriore è, anche, un libro di libri perché esso è l’autobiografia di un uomo che fin da ragazzo aveva fame di libri ed è, quindi, anche autobiografia intellettuale e, contemporaneamente, racconto della formazione di un insegnante che ha scelto la professione per un atto d’amore e, pur se Della vita anteriore contiene apparentemente pochissimi testi direttamente legati alla scuola, in realtà tutto il racconto di una vita in formazione è racconto di un apprendere costante che fa coincidere vita e pensiero, vita e sapere, vita e libri e, mi sia consentito affermarlo, nella filigrana del libro s’intravede quella che Massimo Recalcati definisce Scuola-radura in contrapposizione alla Scuola-dispositivo (si veda La luce e l’onda. Cosa significa insegnare? – Giulio Einaudi Editore, Torino 2025): «Per un verso la Scuola appare come un dispositivo disciplinare, burocratico, grigio che ricicla un sapere spento promuovendo una azione di controllo sociale e di regolazione normativa della vita. Per un altro verso, invece, l’incontro con la Scuola rende sempre possibile l’esperienza dell’aperto, della radura e della luce. È quello che accade ogni volta che la lezione di un maestro genera nei suoi allievi la mobilitazione del loro desiderio di sapere. In questo caso a prevalere non è il carattere anonimo e impersonale del dispositivo, ma la parola del maestro che sa trasmettere ai suoi allievi un sapere vivo, un sapere in grado di allargare l’orizzonte della vita» (M. Recalcati, op. cit., p. 7).
Si legga, allora, il bellissimo testo di Losavio:
Ho un'alunna che sembra distratta ha sempre a che fare con i capelli o ha lo sguardo che sembra perso spesso guarda dietro di lei sembra malinconica ma se richiami la sua attenzione si apre ad un sorriso e gli occhi sono allegri e intelligenti è come se fosse eternamente in imbarazzo in questa situazione strana che è la scuola. (p. 101)
ma forse, per un(‘)adolescente è “strana” la vita stessa, ancora tutta da esplorare, forse Losavio si ricorda di sé stesso adolescente mentre osserva le sue allieve e i suoi allievi, forse egli «contesta l’idea che il sapere sia separato dalla vita, che il sapere sia l’ombra spenta della vita. Un magistero è tale se mostra che il sapere e la vita non sono due mondi paralleli. Il discorso del maestro si regge su quello della testimonianza che è, appunto, l’esperienza che rende inseparabili il sapere e la vita» (M. Recalcati, op. cit., p. 69).
In effetti Della vita anteriore dice del desiderio, ritorna, in molti testi, sulla percezione di una mancanza o di un’inadeguatezza o di un ritardo («[..] // mi aspettavi a scuola / poggiata alla porta del bagno / le parole che non dissi allora / sono ancora nei miei versi // aspettavo l’assemblea / per tentare di parlare / quel che avrei voluto dire / è diventato la mia vita» p. 85), si confronta con il lutto, afferma e riafferma un amore incondizionato alla vita.
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NOTA: le foto che corredano l’articolo sono di Pavel Pecha (e restano di proprietà dell’autore).