
Per la rubrica Il salotto dell’altro mondo incontriamo Matteo Moraschini Schito, che ha esordito con noi nel Gennaio del 2026, nella collana Il fiore del deserto e con la prefazione di Alessandro Bellasio, con Circolazioni, un poemetto antimoderno, originale, magmatico
Cos’è per te la letteratura?
A dire la verità mi fanno un po’ paura le parole così grandi… come letteratura. Per come la vedo io, forse, la risposta più logica per come ho sempre ragionato e agito è che la letteratura, tutta, è un po’ un modo di fare ricerca sulla realtà, una specie di esigenza epistemica che utilizza come prima e principale lente teorica l’esperienza interna dell’individuo che scrive e cerca di leggere tanto la realtà quotidiana per come appare prima facie, quanto le realtà per come appaiono lette da altri (non solo scrittori) attraverso la loro personalissima teoria.
Qual è il tuo rapporto con la scrittura?
Quello che ho sempre cercato di fare quando ho scritto è stato un po’ tentare di afferrare qualcosa che sapevo essere non solo in bilico quanto me, ma anche prono o persino intenzionato dispettosamente a sfuggirmi. Da qui nascono spesso scelte di linguaggio che considero torsive, che si incurvano per ricalcare la piega di una realtà refrattaria a lasciarsi conoscere sia immediatamente che mediatamente, ma che non riesco ad aver dubbi esista veramente e all’in fuori di me. Non ho paura di scrivere anche se spesso aspetto che l’urgenza diventi irresistibile perché soffro un po’ di ansia da prestazione verso la scrittura… forse per via di una punta di ambizione malriposta.
Tre libri che hanno segnato il tuo percorso?
Per un lettore indisciplinato come me, questa domanda è molto difficile. I libri di poesia di solito sono per me mezzi, strumenti che mi aprono orizzonti di possibilità prima non vedute. Di certo ricordo piuttosto bene le sensazioni legate a quei libri che percepivo mi stessero penetrando. Soprattutto le densissime frammentazioni (almeno a prima vista) de Il Porto Sepolto e la forza quasi inaudita degli Ossi e quella più velata ma ugualmente disarcionante del quotidiano di Satura, ma non posso non tributare onore anche ai picchi lirici de La Ragazza Carla e alla densità simbolica di The Waste Land. Per la prosa mi sento di ricordare l’opacità quasi apofatica del sé de Giving an Account of Oneself.
Cosa rappresenta Circolazioni per te?
Per me Circolazioni è stato un modo di provare a mettere ordine, nella consapevolezza che l’ordine non sono io che posso metterlo. E vederla pubblicare è un po’ un salto nel vuoto della luce, ed un po’ un tuffo al cuore perché la mia lente diventa ora visibile e leggibile, al limite addirittura decifrabile, o quanto meno accessibile anche ad altri esseri umani.
Tre poesie da Circolazioni particolarmente significative per te?
Le poesie a cui posso dirmi più affezionato sono forse le tre poesie d’amore, a chiusura della sezione Forzare Allegri (Nel silenzio non traluna nulla, Domina Luminum e Vicino, Teoria), ma ho un rapporto molto forte — benché più doloroso — anche con Trame e La Canzone di Almeno (rispettivamente Quinto e Sesto Anello Debole).

Matteo Moraschini Schito si è formato in Lettere tra Bologna e Milano e ha proseguito gli studi in Sociologia. Attualmente è dottorando presso la University College Cork (UCC, Irlanda). Circolazioni è la sua Opera Prima.