Il salotto dell’altro mondo – Incontro con Giuseppe Conte

Il salotto dell'altro mondo

 

Per la rubrica Il salotto dell’altro mondo, incontriamo Giuseppe Conte, autore di livello internazionale e fondatore del mitomodernismo, una ricerca spirituale ed etica dell’agire poetico il cui fine ultimo è la Bellezza. Nel 2020 ha pubblicato con noi, nella collana Il Leone Alato, L’erica: in questo poemetto Giuseppe Conte ripropone, riaccendendolo, un mitologema a lui caro, presente sin dagli esordi: la riflessione su una creatura vivente che diventa un cosmo di simboli, emblema del passaggio tra la vita e la morte e riconoscimento della perennità: nulla muore sotto al cielo, pur morendo.

 

Cos’è per te la letteratura?

La letteratura per me è la spina dorsale di una lingua, di una nazione, di una civiltà. È l’insieme di tutto ciò che una civiltà esprime nel linguaggio interrogandosi su se stessa, sulla natura, sull’anima, sull’amore, sul cosmo, e sul rapporto degli esseri umani tra loro e con la società in cui vivono. La poesia esprime lo slancio verticale verso l’assoluto. Il romanzo la trama orizzontale del destino che lega gli esseri umani tra loro. Per me dunque la Letteratura è l’essenziale, è ciò che rimane, che mostra come il passato confluisca nel futuro, è energia spirituale, forza civilizzante, bastione, barricata contro ogni barbarie. Oggi, che in generale sembra aver accantonato il suo ruolo e essersi accontentata di un narcisistico minimalismo, è ancora più necessario che esprima speranza, lotta, rivoluzione in nome di tutto ciò che è umano.

 

Qual è il tuo rapporto con la scrittura?

Il mio rapporto con la scrittura è vitale. Non saprei, non vorrei vivere senza. Il momento della scrittura, anche fisicamente, il momento in cui apro il mio taccuino, dovunque sia, o mi siedo al tavolo su cui è il mio computer, è quello in cui mi sento più me stesso, più vero, vivo, compiuto. La tensione a scrivere spesso nasce da un surplus di sofferenza. Spesso produce, mentre la scrittura in atto, un surplus di gioia. Nel mio caso, so benissimo che la mia poesia nasce da un profondo disagio dell’essere, da tante domande irrisolvibili su chi sono io e chi è (e dove è) Dio. Nello stesso tempo, niente mi strappa alla sofferenza e mi guida verso la felicità come la scrittura.

 

Tre libri che hanno segnato il tuo percorso?

L’Iliade di Omero, Macbeth di Shakespeare, Le affinità elettive di Goethe.

 

 

Cosa rappresenta L’erica per te?

Ho scritto L’erica nelle ore piccole del mattino chiuso nel mio studio all’epoca del covid. Passata mezzanotte, cominciavo a delirare, a avere visioni, a interrogare una pianta di erica che avevo messo su uno dei miei due tavoli di lavoro e a conversare con lei. L’erica si caricava di senso, di simboli, di polvere di memorie. Mi parlava dell’autunno, della fine, della brughiera, della tempesta, della scomparsa di mio padre e di mia madre, di chi amo e ho amato, del tempo, del ciclo del cosmo. È un libro nato quasi naturalmente, germogliato nella notte e del buio in cerca di luce. Per me rappresenta un momento di felicità creativa strappata al senso di soffocamento e alla paura.

 

Tre poesie da L’erica particolarmente significative per te?

La II, la IV e la XI.

 

 

Giuseppe Conte (Imperia, 1945), poeta, ha pubblicato raccolte di versi tra cui L’Oceano e il Ragazzo e Ferite e rifioriture (Premio Viareggio), oggi raccolti nell’Oscar Poesie 1983-2015, saggi e libri di viaggio tra cui Terre del mito, e romanzi: da Primavera incendiata a Fedeli d’amore, da Il terzo ufficiale (Premio Hemingway) a La casa delle onde (finalista al Premio Strega) e a L’adultera (Premio Manzoni). Nel 2018 esce per Giunti il romanzo Sesso e apocalisse a Istanbul, nel 2019 I senza cuore, nel 2021 Dante in Love e il saggio Il mito greco e la manutenzione dell’anima. Per Bompiani sono usciti Nessuno può uccidere Medusa (2024) e Della stessa sostanza dei sogni (2026). Traduttore di Shelley, Whitman e D.H. Lawrence, grande viaggiatore, cultore appassionato del mito, è impegnato da decenni nella difesa della natura e nel confronto con il pensiero dell’Oriente e dei mistici dell’Islam. Ha tenuto letture e conferenze in trentatré Paesi del mondo. Ha vissuto per lunghi anni in Francia. Attualmente abita in Riviera.

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