Domenica 23 Novembre 2025 – Antonio Spagnuolo scrive di Campagne di Giancarlo Busso

Su Poetrydream Antonio Spagnuolo scrive di Campagne di Giancarlo Busso.

Opera prima ricca di componimenti poetici e di prose poetiche, preziosamente ricamate in un susseguirsi di impreviste meditazioni, di vertiginosi fotogrammi quotidiani, di impennate filosofiche, di tessiture immerse nel realismo.
Il tentativo di raccontare, di raccontarsi, è riuscito in pieno, lacerato da un esplodere di simboli che fanno della parola elemento stilistico che arricchisce la frase ed il verso.
“Essere sepolti nel proprio egoismo. Essere improvvisamente insofferenti, ma servili. Il verbo è ancora attendere, ma già si annuncia l’assenza. Camminare in una direzione, forse, ha senso?”
Ogni testo sembra avere un continuo altalenare tra il ritmo delle sillabe ed il plasmabile delle soluzioni. Soluzioni molto spesso richieste quasi come implorazione per un continuo accostarsi dei riflessi intimi. I sentimenti vengono stemperati in un’ amalgama di recupero, mentre il susseguirsi delle azioni abitudinarie vengono giocate sia dai finestroni dell’infinito, sia da repentini mutismi.
L’autore giostra abilmente con le allegorie che a tratti diventano materia palpabile in accenti precisi di sorpresa: “Parole trasmettevano altre parole/ fino a liberarle solo più a gesti/ nello spostare rumoroso di sedie/ tra boccali nebbiosi e improvvisi silenzi. / Si diceva che tutto fingeva anche adesso/ ma la verità si rigirava vorticosa su se stessa/ lasciando la lingua stancarsi tra i denti.”
I modelli ai quali attinge l’autore sono ritrovati nel semplice gesto del vissuto, e rielaborano menzioni o accennano manifestazioni familiari.
“L’ingresso era tra veli d’edera in stanze divenute ceste di cose, dove lenta si poggiava la neve di Natali passati. Postino di ricordi lasciava la corrispondenza ai piedi di un santo, in un angolo votivo dipinto sul muro, ormai da tempo sbiadito.”
“Il vicino è un tale che non conosco/ ma quando lo vedo capisco di essere solo/ tanto solo da essere non lontano dalle sue patate/ non lontano dai suoi peperoni/ molto vicino al gatto che scappa/ e ha paura di quel rantolare.”
Ogni tentativo di luminosità descrittiva si rifugia nella ricomposizione dell’esperienza privata, satura di cosciente delicatezza.

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