Drammaturgia degli invissuti

Sullo sfondo di un continuo quanto pacifico duello tra Nord e Sud che, più che luoghi, sono stati d’Essere, si consuma il dolore di un’umanità relegata ai margini dell’esistenza; un mosaico di storie che si amalgamano sino ad assumere un’unica fisionomia, un unico volto, un unico serafico ghigno: quello stesso ghigno che s’impossessa di un malato terminale di tumore causato dall’amianto, di un suicida nell’istante in cui si lasci cadere nel vuoto, di un poliziotto morto in servizio senza ragioni sensate che non siano quelle di Stato, di un giovane posseduto dallo spettro della droga, di una figlia venduta per pochi denari.

Drammaturgia degli invissuti è un cantico sull’impossibilità del vivere: la voce di chi non ne ha letta dalla penna di Cristaldi e Malaspina, che affonda fino al centro delle cose, nel fegato degli accadimenti, in una visione civile del mondo circostante avulsa da qualunque retorica, da ogni ridondante eufemizzazione. È crudele, come qualunque verità, sbattuta in faccia al lettore con l’eleganza di un gesto letterario raffinato, con la potenza di una narrazione che non lascia spazio a esitazioni.