Giovedì 19 Giugno 2025 – L’assente di Fabio Prestifilippo su Pomeriggi perduti

Su Pomeriggi perduti Michele Nigro scrive dell’ultima pubblicazione di Fabio Prestifilippo, L’assente.

 

Nota a “L’assente” di Fabio Prestifilippo

 

È singolare il fatto che in questa silloge di Fabio Prestifilippo (Fallone editore – 2025, collana Il fiore del deserto) l’elemento più presente (anche nel titolo) e ripetuto in quasi tutti i componimenti sia denominato “l’assente”; ma è un’assenza che ha un peso nel quotidiano, che cerca una sua ragione materica nella seconda parola più importante della raccolta che è corpo, perché “l’assente rivuole la sua carne”, ed è “un luogo / su cui combattere una guerra d’ossa”, e rivuole il suo sesso con cui godere ancora una volta, pur sapendo che non riavrà la sua forma originale. Il corpo vuole esserci al mondo anche dopo la sua fine, vuole tastare la sua utilità; ce lo ricorda una domanda nell’epigrafe di T. S. Eliot (da The wast land) scelta dall’autore: “… quel cadavere che l’anno scorso piantasti nel giardino, / ha cominciato a germogliare?”

Ma chi o cos’è l’assente? Una persona cara scomparsa, che sta scomparendo o mai veramente apparsa, un malato in una anonima corsia d’ospedale e “privato della bellezza” e che “abita ciò che avanza”, un’idea, una memoria bisognosa di eredi, un’esperienza in cerca di un nome che gli dia sostanza, una parte interiore e mancante dell’autore, la parola poetica che in un mondo frastornato e caotico non riesce a trovare un corpo tutto suo? (“… allora la parola / riemerge l’assente scomparso, / lo fa splendere nelle ossa…). L’assenza è la condizione che precede la morte?

Ma per compiere il miracolo dell’assente in cerca di un corpo c’è bisogno di una matrice, di una madre, perché “… è nelle mani della madre / che l’assente incontra il corpo…” ed è da quelle mani che parte per l’ultimo viaggio.

 

(pag. 60)

si riparte dal luogo
che è stato per tutta la vita
a un passo da noi

ma le parole hanno sfiorato
il suo fondamento
e l’assente è caduto a pezzi

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