Su Pomeriggi perduti una nota di lettura di Michele Nigro su Reboot del sentire.
Sembra quasi che con questa breve silloge, Reboot del sentire (Fallone editore, 2025), Giulia Catricalà voglia farsi ponte tra due mondi coesistenti in parallelo – anche dal punto di vista linguistico -, che si compenetrano da tempo senza mai comprendersi, incontrarsi veramente; o forse si sono già incrociati quando è stato indispensabile per escludersi e progredire o per integrarsi e salvarsi. Un incontro tra smartphone, bit, swipe, bulk, debug, influencer, reel, glitch, pixel, script, firewall, buffering, server, feed, podcast, CAPTCHA, Insta-guru e cyber-qualcosa, e un mondo analogico da preservare, a cui aggrapparsi per sapere di essere ancora umani, per riavviare un sentire non del tutto atrofizzato, per cercare un senso che non può venire fuori dallo schermo di un telefonino. È dall’incontro alla vecchia maniera, con altri esseri umani ronzanti nella “brulicante calca del parlare”, che si diventa consapevoli “del sentire straniato, del mezzo inquinato”; si cerca di compensare con “un frame di un’altra epoca”, una nonna in grembiule che svanisce tra i fornelli, un’immagine analogica che redime. Saremo prigionieri di un futuro efficientissimo e performativo capace di riavvolgere ed emendare; ci salveranno, forse, “sistemi rozzi / – analogici e traslati – / Ti sembreranno fossili!”. Una filosofia boomer che preserverà dall’estinzione un sentire bizzarro e obsoleto. C’è sempre una diatriba in atto tra contemporaneo e antico, tra un linguaggio che ci ricorda a che società apparteniamo e altre parole in disuso, scenari analogici, abitudini dimenticate; persino i sogni si valutano in base alla risoluzione e si scoprono “nuove frontiere dell’anaffettività” anche se “fuori c’è un tramonto ancora umano”, un CAPTCHA per capire se apparteniamo ancora a quella stessa specie animale evoluta che è stata in grado di compiere nei secoli opere memorabili e immortali senza l’ausilio di intelligenze artificiali.
XI
Le Muse scrollano, annoiate,
fanno l’autopsia al feed
Re Mida trasforma tutto
in azioni volatili e criptovalute,
specula su realtà aumentata
e nuove frontiere dell’anaffettività.
Io resisto all’automazione:
è uscito un podcast
su come sopravvivere all’artificio.
Una voce omeopatica e vibrante
mi insegna a non svanire
nei flussi binari del delirio.
Fuori c’è un tramonto ancora umano
una coda liquida di colore
e fosforescenza –
appare dal nulla
come un CAPTCHA.