Lunedì 3 Giugno 2024 – Tempo assediato di Titos Patrikios su Via Lepsius

Su Via Lepsius Antonio Devicienti scrive di Tempo assediato, la plaquette di 12 poesie di Titos Patrikios, curata e tradotta da Maria Caracausi.

Il vasto tempo di Titos Patrikios

di Antonio Devicienti. Via Lepsius

          Nella preziosa Collana Il Leone Alato Fallone Editore pubblica Πολιορκημένος χρόνος / Tempo assediato di Titos Patrikios per la cura e la traduzione di Maria Caracausi (Taranto 2024).

          È un’opera assai meritoria sia perché ripropone una delle voci poetiche più vive e nobili della Grecia contemporanea, sia perché, nell’ormai classica scelta di 12 testi che caratterizza Il Leone Alato, rende omaggio a un poeta indubbiamente degno di essere letto e ne suggerisce un’esplorazione più ampia a chi ancora non lo conoscesse. 

          Maria Caracausi ha scelto e tradotto testi appartenenti a tutto l’arco creativo di Patrikios, dal primo composto a 14 anni fino al più recente appartenente alla maturità avanzata con «l’intento di fornire al pubblico italiano una scelta rappresentativa dei modi e delle tematiche della sua produzione attraverso il tempo» (p. III della Prefazione).

          Patrikios è poeta che crede nella parola quale espressione di una comunità e quale atto di libertà, egli continua una tradizione plurimillenaria che non ha mai reciso il legame tra poesia e storia: «[…] amore divorante, implacabile / con le ossa di nostri compagni morti / con gli occhi mangiati dalla febbre / con un vento nero di prigioni e campi di concentramento / riversa sopra le parole il suo metallo infuocato» (Un altro amore, p. 25); egli canta l’amore senza infingimenti retorici: «[…] Amore non ho più paura. / Ti amo. / Lascia che la mia voce si senta / al di sopra delle cime degli alberi / oltre il fumo orizzontale delle navi. / Nei nostri occhi le stesse luci di Atene / le luci del mondo» (Amore, amore, p. 23); il “tempo assediato” è quello di chi si mette a nudo nella scrittura in poesia, magari rivelando l’imperfezione dei corpi reali e prendendone coscienza, non interrompendo mai il proprio rapporto con la realtà e gli accadimenti, scrivendo in poesia sia per amore alla lingua materna che per intima adesione all’esistere: «[…] giorno per giorno cresceva la mia vita / germogliando come un albero. / Non sono nato eroe, / giorno per giorno cresceva la mia vita / dentro paure stravinte» (La metamorfosi, p. 29).

        Naturalmente Titos Patrikios non può sottrarsi al confronto con i miti della Grecità antica e lo fa riconoscendo in essi quegli archetipi che, diacronicamente, spiegano anche la modernità; “vedere pur se ciechi” e “attraversare la porta” possono essere allora considerate due metafore dello scrivere in poesia, due modernissime posture di una pratica antichissima come la poesia.

Ιστορία του Οιδίποδα

Θέλησε να λύσει τα αινίγματα
να φωτίσει το σκοτάδι
που μέσα του βολεύονται όλοι
όσο κι αν τους βαραίνει.
Δεν τρόμαξε από τα όσα είδε
μα από την άρνηση των άλλων να τα παραδεχτούν.
Θα ’μενε πάντα η εξαίρεση;
Δεν άντεχε πια τη μοναξιά.
Και για να βρει τους διπλανούς του
έχωσε μες στα μάτια του βαθιά
τις δυο περόνες.
Πάλι ξεχώριζε με την αφή τα πράγματα
που κανείς δεν ήθελε να βλέπει.
                                                     Γενάρης ’71 



Storia di Edipo

Volle scioliere gli enigmi
illuminare la tenebra
dentro cui si adattano tutti
per quanto i gravi.
Non si spaventò per le cose che vide
ma per il rifiuto degli altri ad accettarle.
Sarebbe rimasto sempre l'eccezione?
Non reggeva più la solitudine.
E per trovare i suoi vicini
si ficcò nel profondo degli occhi
le due fibbie.
Di nuovo distingueva col tatto le cose
che nessuno voleva vedere.
                                             Gennaio 1971
(pp. 34 e 35)





Η πύλη των λεόντων

Τα λιοντάρια είχαν χαθεί από χρόνια
ούτε ένα δεν βρισκόταν σ’ όλη την Ελλάδα
ή μάλλον ένα μοναχικό, κυνηγημένο
κάπου είχε κρυφτεί στην Πελοπόννησο
χωρίς ν’ απειλεί πια κανέναν
ώσπου το σκότωσε κι αυτό ο Ηρακλής.
Ωστόσο η θύμηση των λιονταριών
ποτέ δεν έπαψε να τρομάζει
τρόμαζε η εικόνα τους σε θυρεούς και ασπίδες
τρόμαζε τ’ ομοίωμά τους στα μνημεία των μαχών
τρόμαζε η ανάγλυφη μορφή τους
στο πέτρινο υπέρθυρο της πύλης.
Τρομάζει πάντα το βαρύ μας παρελθόν
τρομάζει η αφήγηση όσων έχουν συμβεί
καθώς τη χαράζει η γραφή στο υπέρθυρο
της πύλης που καθημερινά διαβαίνουμε.



La Porta dei Leoni

I leoni erano scomparsi da tempo
non se ne trovava neppure uno in tutta la Grecia
o meglio soltanto uno, braccato
si era rifugiato da qualche parte nel Peloponneso
senza più minacciare nessuno
finché anche questo lo uccise Eracle.
Tuttavia il ricordo dei leoni
non ha mai smesso di spaventare:
atterriva la loro immagine su stemmi e scudi
impauriva il loro simulacro sui monumenti delle battaglie
intimoriva la loro effigi incisa 
sull'architrave in pietra della porta.
Sempre intimorisce il nostro grave passato
spaventa la narrazione di quanto è avvenuto
quando la scrittura la incide sull'architrave
della porta che ogni giorno attraversiamo.
(pp. 38-41)


(Nota: ho riportato i testi originali in greco secondo l’ortografia semplificata; nell’edizione Fallone Maria Caracausi propone l’ortografia che differenzia spiriti dolci e aspri, accenti acuti, circonflessi e gravi credo anche per fedeltà filologica alle edizioni dei libri di Patrikios).

 

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