Su I gufi narranti un’intervista a Mauro Germani.
Intervista a Mauro Germani – Reticenze – Fallone Editore
Abbiamo da poco recensito la raccolta di racconti Reticenze di Mauro Germani, autore già ospitato nel nostro blog con il suo precedente libro: “ Storie di un’altra storia”.
Ciao Mauro Germani, grazie per essere tornato a trovarci iniziamo subito con le domande
- Da lettore o da telespettatore, ti piacciono le storie dai finali ambigui o aperti, tipo porta che si apre ma non si vede chi o cosa ci sia dietro?
Le storie dai finali ambigui o aperti mi sono sempre piaciute perché non sono innocue, non lasciano indifferenti, e sollecitano dubbi e domande. Esse, infatti, richiedono una partecipazione attiva. Le narrazioni che prediligo sono quelle che lasciano il segno e scuotono l’anima, perché parlano della complessità dell’esistenza. Ben vengano, quindi, finali inquietanti o aperti, a patto naturalmente che non siano di puro effetto, cioè gratuiti e privi di un contenuto valido, ma che coinvolgano gli aspetti fondamentali della nostra condizione umana.
- Qual è il tuo atteggiamento nei confronti dei misteri? Pensi che un giorno tutto verrà spiegato oppure qualcosa ci sfuggirà sempre?
Per me il mistero è fondamentale, fa parte del nostro essere, ed è sempre una domanda, qualcosa che ci interpella, che fa nascere la nostra esigenza di trovare un senso a ciò che ci accade. Penso però che occorra tenere presente che nel mistero c’è tutto, c’è il bene e c’è il male. Bisogna avere la capacità di discernere e non è facile perché spesso bene e male sono intrecciati. Non a caso ho inserito all’inizio del mio libro una citazione di Bernanos: «La semenza del male e del bene vola dappertutto». Per quanto concerne l’altra parte della domanda, ritengo che un giorno tutto ci sarà rivelato. La nostra esistenza terrena è segnata dall’incompiutezza. Come sosteneva Pascal, siamo a metà strada tra il nulla e il tutto, ma alla fine del nostro percorso ci aspetta la verità.
- In un momento storico in cui vanno di moda le saghe interminabili di volumi da migliaia di pagina tu esci sul mercato con l’esatto opposto, come mai questa scelta controtendenza?
In quarant’anni di attività letteraria (tra poesia, narrativa e saggistica) non mi sono mai preoccupato delle mode del momento. Ho sempre scritto ciò che sentivo, che in qualche modo mi pareva urgente. La brevità dei testi in questo libro è stata per me una scelta ben precisa. Le settanta voci che parlano, che dicono le loro storie misteriose, sono sempre al limite dell’ignoto, cioè di una verità che non si conosce, che rimane in sospeso. Sono storie segnate dalla reticenza, in attesa di un compimento, di una rivelazione che avverrà altrove. Sono testi che non avrebbero potuto essere altrimenti.
- Cosa accomuna e cosa invece differenzia “Reticenze” da “Storie di un’altra storia”?
Ciò che accomuna i due libri è il senso del mistero, in quanto per me non c’è arte senza mistero. “Storie di un’altra storia” è una raccolta di testi scritti nell’arco di molti anni, mentre “Reticenze”, il libro attuale, ha avuto una genesi insolita e molto particolare. Ho scritto i settanta racconti in settanta giorni esatti, uno al giorno. Potrei dire che sono stato chiamato e posseduto dalle voci che compongono le storie del libro. Un fatto eccezionale, che non mi era mai successo e che ha stupito anche me stesso.
- C’è qualcosa di autobiografico (o magari vissuto da tuoi amici e conoscenti) in questo libro?
Certamente vi sono elementi autobiografici, consci e inconsci. Sono racconti senz’altro influenzati dalle mie esperienze personali e dalla cronaca. In essi poi sono rinvenibili alcuni temi ricorrenti, a parte quello del mistero che tutti li comprende: la violenza, praticata o subita, e legata a forze invisibili, la libertà dell’uomo messa alla prova, il difficile discernimento tra bene e male. Il male può essere in apparenza banale, oppure tramutarsi nell’assurdo che ci imprigiona e ci rende folli e/o violenti. Il bene, invece, è una grazia da invocare, da custodire, da difendere e da praticare. In tutti i casi, cioè nei vari racconti, è presente un’ansia metafisica, un desiderio incessante di verità, di appartenenza oltre la solitudine e gli assalti incomprensibili e/o misteriosi del destino.
- Che letture ti hanno influenzato nello scrivere questi racconti?
Dino Buzzati è l’autore che mi ha influenzato maggiormente. Fin da quando ero ragazzo è stato per me un punto di riferimento, tanto che poi di lui mi sono occupato più volte a livello critico. Altri scrittori per me fondamentali sono Kafka e Borges. Naturalmente ce ne sono altri, ad esempio Bernanos e Leon Bloy per la loro intensa spiritualità.
- A mio avviso i tuoi testi si prestano bene per diventare delle graphic novel ci hai mai pensato?
No, non ci ho mai pensato, ma credo che tu abbia ragione. In effetti la loro brevità, insieme al mistero che li pervade, con ribaltamenti narrativi e finali a sorpresa e aperti, potrebbe essere un elemento adatto alla graphic novel. Sarebbe bello che qualche autore ci volesse provare…
- Hai in programma prima o poi di uscire con un romanzo?
Mi piacerebbe, ma ormai ho una certa età e l’energia è quella che è. Però non mi sento di escluderlo totalmente.
Grazie mille a Mauro Germani per la disponibilità, alla prossima sulle pagine de i gufi narranti
Qui una recensione a firma di Matteo Melis:
Recensione: Reticenze – Mauro Germani – Fallone Editore
Non è la prima volta che i gufi narranti hanno il piacere di recensire il lavoro di Mauro Germani, abbiamo infatti già letto per voi il suo volume di racconti: “Storie di un’altra storia” edito da Calibano editore.
Oggi vi parliamo di una sua nuova raccolta: “Reticenze” (Fallone editore) costituita, rispetto alla precedente, da un notevole numero in più di racconti, addirittura settanta, ma decisamente più brevi.
Questa caratteristica è interessante, perché nonostante spesso si creda il contrario, scrivere un racconto brevissimo che riesca a catturare l’attenzione del lettore è un’arte.
Ci sono comunque dei tratti comuni tra le due opere, che in qualche modo sono la “firma” dell’autore: l’atmosfera che aleggia nei suoi scritti.
Un’atmosfera curiosa e affascinante, caratteristica, in cui Mauro Germani riesce a muoversi molto bene.
Nelle storie raccontate del libro possiamo trovare di tutto: sogni, visioni, echi del passato, strane missioni, vicende umane e anche situazioni ai confini della realtà.
Sono vicende sfumate e ambigue, figure che s’intravedono attraverso le tende senza contorni ben definiti, gambe (come vediamo in copertina) che sporgono da dietro una porta ma senza che mai si veda la figura intera.
Tutto è ammantato di mistero, le decine di brevi narrazioni non hanno finali netti, trattano oscure verità, danno la sensazione che qualcosa o qualcuno di molto particolare sia in arrivo, ma ci si ferma prima che il tutto ci venga svelato.
Innegabile il fascino di questa raccolta anche nei confronti di chi di solito (come il sottoscritto) preferisca storie per così dire “quadrate”.
Reticenze è un’opera che ci fa capire che, per quanto, inutilmente, cerchiamo di racchiudere tutto in compartimenti stagni e in rigidi schemi qualcosa sfuggirà sempre al nostro controllo, la realtà è molto più vasta di quanto ci possa sembrare, piena di zone d’ombra e misteri, oltre la nostra umana comprensione…
Matteo Melis
