Tra affettività smarrita e linguaggio algoritmico, dodici poesie indagano il confine sottile tra umano e tecnologico, restituendo alla parola poetica il ruolo di ultimo baluardo del sentire autentico. La raccolta presentata a Roma

L’affettività smarrita nell’era digitale, le emozioni che si confondono tra sensazione e codice, la percezione che si fa instabile di fronte all’interfaccia algoritmica: è questo il territorio poetico esplorato da Giulia Catricalá nel suo nuovo libro “Reboot del sentire” (Fallone Editore, collana Il Leone alato, luglio 2025), un poemetto di dodici testi compatti e ironici in cui il linguaggio alto e quello tecnocratico si fondono in un’unica, sorprendente tessitura semantica.
Le dodici poesie si offrono come tracce di “disallineamenti percettivi”, o meglio come frammenti di una coscienza in perenne affioramento, che non concede stabilità interpretativa. Questa inclinazione alla tensione, al margine opaco del sentire, è uno dei fili conduttori della raccolta, che si interroga sul futuro delle nuove generazioni, sulla loro capacità di confronto con gli altri.
In questo contesto, l’ironia è uno strumento critico: attraverso una lieve dissociazione lessicale il tono ironico consente di evidenziare il paradosso di un mondo in cui i codici tecnici invadono lo spazio del sentimento. Allo stesso tempo, la parola poetica, pur contaminata, interviene come residuo di senso, per cogliere queste criticità moderne e sottoporle all’attenzione dei lettori.
Il volume è stato presentato al pubblico il 9 ottobre nella Sala del Tempio di Vibia Sabina e Adriano presso la Camera di Commercio di Roma. L’evento, al quale hanno preso parte insieme all’autrice, Velia Iacovino, che ha moderato, e l’attore Pierluigi Cicchetti che ha letto alcune poesie, ha offerto un momento d’incontro suggestivo sul tema nevralgico della raccolta: l’affettività disturbata dalle interferenze prodotte dall’intelligenza artificiale, e il destino di un’esperienza emotiva che fatica a farsi pienamente interpretabile.