Venerdì 10 Ottobre 2025 – Roberto Masi scrive di voce del verbo essere di Riccardo Fiore

Roberto Masi scrive di voce del verbo essere di Riccardo Fiore.

Su “Voce del verbo essere” di Riccardo Fiore

Può capitare che ti finisca tra le mani il libro di un autore in grado di resistere al mainstream scatologico… se poi ci aggiungiamo una buona dose di ironia il risultato non può essere che travolgente. È questo il caso di Riccardo Fiore (Torino, 1969), insegnante di lingua italiana a Mosca, al suo esordio con un’opera che potrebbe benissimo essere il compimento di una lunga carriera: un’ambizione cui tendere prima di riporre la penna una volta per tutte. Di fatto, Voce del verbo essere (Fallone Editore, 2021) è un esordio che non fa il paio con l’espressione opera prima: lo stile colto eppure misurato di questo corposo romanzo di circa mille pagine è chiaramente il frutto di un impegno che, oltre al talento, rivela un cesello che oggigiorno lo spirito dionisiaco della fretta tende a trascurare; del resto, la letteratura è un sogno ambizioso che si paga con il sudore, tanto per parafrasare la sigla di un noto telefilm dei bei tempi andati… e in fin dei conti anche le buone letture richiedono il medesimo prezzo per far sì che la soddisfazione provenga dal gusto e non dall’abbuffo… insomma: bisogna impegnarsi!

La sfida, invero titanica sia per l’autore sia per la “piccola” casa editrice tarantina, è stata doppia: da una parte la volontà di pubblicare un’opera che si opponga alla logica del prodotto a breve scadenza, dall’altra il rischio di dare alle stampe un volume che sfidi la pigrizia di un lettore sempre più fiaccato dalla nevrosi dell’accelerazione. Tuttavia, quando il fato ci sorride, regalandoci l’opera di un vivente che non annaspa nella trama a discapito dello stile, la lunghezza può diventare un sollievo, la vagheggiata consolazione che dopo pagine memorabili ne seguiranno altre; oltre al fatto che trattandosi di un autore emergente è lecito immaginare una qualche successione: di recente Fiore ha pubblicato il suo secondo romanzo, Un’antimateria, sempre per i “tipi” della Fallone Editore.

Voce del verbo essere esprime la potenza del dettaglio trascurato, il lampo che ci riporta al suolo per mostrarci la bellezza dell’essere umano anche, o soprattutto, attraverso le sue bassezze. Pone l’attenzione verso quei particolari apparentemente insignificanti dai quali però scaturiscono personaggi memorabili, dettagli che ce li fanno sentire prossimi, fraterni nel fallimento, nell’illusione onirica di una speranza destinata a rimanere tale. L’ironia d’altro canto, impedisce la deflagrazione verso un mondo macroscopico che altresì ottenebra ogni peculiarità distinguente. Renato Caffarelli è quindi un protagonista sporco e tenero, volgare nella descrizione di sé e per questo intimo, onesto, vero anche nel linguaggio che non si fregia dell’effetto, non solo almeno, ma lo crea attraverso la schiettezza. È un onesto povero stronzo che cerca la strada per non disperarsi: “un uomo comune alla ricerca dell’amore radicale […] tra libertinaggio e ossessione monogamica, tra erotomania e consumo di droghe, come massima opposizione possibile allo stato mortale” come ben sintetizza questo estratto dalla quarta di copertina.

Se dire le cose in modo diverso è fare letteratura, compiere la magia dell’ampiezza, non solo del testo bensì del dettaglio, fa sì che il senso si riveli attraverso sentieri inesplorati in grado di scardinare l’assuefazione nella quale siamo sprofondati: è questo che fanno i grandi libri, sebbene il talento da solo non sia sufficiente. Per quanto nel fiore della maturità – mi si consenta il gioco di parole – l’autore deve aver vissuto davvero per produrre un’opera tanto ricca di dettagli, altrimenti non si spiegherebbe una tale finezza di cesello. Maniacale talvolta, come maniacali lo sono stati molti grandi autori; celiniano nell’approccio ma metodico, artigianale, prezioso come una scultura rifinita coi denti fino a consumarseli. Proustiano a tratti e di una sfinente complessità che di volta in volta stupisce per chiarezza come detto; folgorante ironia (la cosa più difficile), cura nella voce di d’arrighiana memoria.

Nascosto tra le trame di ogni opera meritevole c’è il vissuto, altrimenti da dove attingere per dire qualcosa che non sia banale? Racconti e fantasie vanno benissimo per narrazioni costruite a tavolino con lo scopo di intrattenere, stupire perfino se l’interlocutore s’accontenta di poco, ma la vita si cela nella carne e quando il testo non trasuda gli umori della pratica, è estremamente improbabile che dall’opera possa emergere il senso più alto dell’arte. Ed è questo che mi piace pensare di un giovane esordiente di cinquant’anni o poco più, qualcuno che produce finalmente qualcosa di autentico, che se ne infischia del paradigma del consumo, squarcia l’archetipo del percolato in cui sguazziamo e ci dona quella complessità verso cui tendere è necessario, consci del fatto che le luci della ribalta mal si conciliano col merito: un libro grande dunque, un grande libro.  Non aspettate l’ombrellone, partite subito per un viaggio che vi sorprenderà.

“Fieramente, nel duplice significato d’istinto primitivo, animalesco e di orgoglio, estranea a ogni sorta di lusso o fronzoli, ferrea nel suo rigore semplice e modesto, l’unica volta che s’era concessa la vanità d’un vestito che non rispondesse alle sole finalità pratiche, fu in occasione del matrimonio della figlia Flavia Maria, con risultati comunque alquanto discutibili, poiché, con quel paio di mustacchi che le erano spuntati dopo il primo puerperio, la fitta chioma ingrigitasi anzitempo e mai tinta (a che scopo?) e un cappello a falde larghissime simile a un sombrero con tanto di pendenti a goccia, le mancavano soltanto le bandoliere incrociate sul petto per assomigliare con un’approssimazione del tutto accettabile, più a Pancho Villa che alla madre della sposa, e anche quando, finita la cerimonia e smesso l’ingombrante copricapo, durante il pranzo sedeva insieme ai familiari, non le riusciva in alcun modo d’essere elegante e finiva per essere ritratta dal fotografo con un boccone di pane che le gonfiava una guancia”.

GDPR - Utilizziamo Google Analytics

Conferma, se accetti di essere monitorato da Google Analytics. Se non accetti il monitoraggio, puoi comunque continuare a visitare il nostro sito web senza che alcun dato venga inviato a Google Analytics. Leggi la nostra Privacy Policy

On this website we use first or third-party tools that store small files (<i>cookie</i>) on your device. Cookies are normally used to allow the site to run properly (<i>technical cookies</i>), to generate navigation usage reports (<i>statistics cookies</i>) and to suitable advertise our services/products (<i>profiling cookies</i>). We can directly use technical cookies, but <u>you have the right to choose whether or not to enable statistical and profiling cookies</u>. <b>Enabling these cookies, you help us to offer you a better experience</b>.